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L'Atlantide di Benoit



Si può costringere solo chi vuole essere costretto


Poster (litografia) di Manuel Orazi del film francese L'Atlantide del 1921 di Jacques Feyder tratto dal romanzo di Benoit. Con Stacia Napierkowska (la regina Antinea)


[...]Fantasie, forse; immaginazioni di un cervello eccitato e di un occhio turbato dai miraggi. Di certo un giorno rileggerò queste pagine con un sorriso di imbarazzata pietà, il sorriso del cinquantenne che rilegge vecchie lettere d'amore. Fantasie, immaginazioni. Ma queste fantasie, queste immaginazioni mi sono care. [...] pag.12 LETTERA PRELIMINARE

[...] Per tutto il tempo che durò il diluvio, uno, due ore forse, 
Morhange e io restammo, senza dire una parola, chini su quella fantastica inondazione, ansiosi di vedere, di vedere sempre, di vedere ad ogni costo, compiacendoci, con una specie di ineffabile orrore, nel sentir oscillare sotto i colpi d'ariete dell'acqua lo zoccolo di basalto sul quale ci eravamo rifugiati. Credo che neppure per un momento, tant'era bello, desiderammo la fine di quel grandioso incubo.[...]pag.55 L'ISCRIZIONE

[...]Mi fregai gli occhi, volsi attorno lo sguardo e subito afferrai la mano del mio compagno. 
"Morhange", supplicai, "ditemi che stiamo sognando." 
Ci trovammo in una sala rotonda, con un diametro di circa cinquanta piedi, alta quasi altrettanto, illuminata da un immensa finestra, aperta su un cielo azzurro cupo. 
Le rondini passavano e ripassavano con strida rapide e gioiose. 
Il pavimento, le pareti e la volta erano d'una specie di marmo venato simile al porfido, rivestiti di piastre d'uno strano metallo, più pallido dell'oro, più scuro dell'argento, su cui passavano in quel momento i vapori dell'aria mattutina che entrava a profusione dalla finestra spalancata. 
Mi diressi barcollando verso la finestra, attratto dalla frescura dell'aria, dalla luce dissolvitrice dei sogni, e appoggiai i gomiti alla balaustra senza poter trattenere un grido di ammirazione. 
Mi trovavo su una specie di verone, tagliato nel fianco d'una montagna, a strapiombo sul vuoto. Sopra di me, l'azzurro; sotto, circondato da ogni parte da picchi che formavano una cerchia ininterrotta e inviolabile, mi appariva un vero e proprio paradiso terrestre, un giardino in cui i palmizi dondolavano mollemente le loro grandi foglie, e ai cui piedi crescevano tutti i piccoli alberi che essi proteggono nelle oasi: mandorli, cedri, aranci, e altri, molti altri, di cui da quell'altezza non discernevo la specie...Un ampio ruscello azzurro, alimentato da una cascata, sfociava in un incantevole lago, alle cui acque l'altitudine dava una meravigliosa trasparenza. Grandi uccelli volavano in circolo in quel pozzo verdeggiante; sul lago spiccava la macchia rossa di un fenicottero. 
Quanto alle montagne che levavano tutt'attorno le loro alte cime, esse erano tutte coperte di neve. 
Il ruscello azzurro, le verdi palme, i frutti d'oro e per di più quella neve miracolosa, tutto, in quell'aria che pareva immateriale tant'era fluida, tutto concorreva a formare qualche cosa di così puro, di così bello, che la mia povera forza d'uomo non potè più a lungo sopportarne la vista. Appoggiai la fronte sulla balaustra, ovattata anch'essa di quella neve divina, e mi misi a piangere come un bambino.[...]pag.79 IL RISVEGLIO NELL'HOGGAR

Maledetto per sempre il vano sognatore, 
Che volle per il primo, preda a stupidità, 
Facendo suo un assurdo e sterile problema, 
Alla cose d'amore mescola l'onestà.
Baudelaire, pag. 119

[...]Non parlate finché non l'abbiate veduta. Da quel momento per lei rinnegherete tutto.[...]Onta a colui che svela il segreto dei suoi amori![...]Queste cose le racconto per me stessa, per non scordare. [...] 
Pierre Benoit "L'Atlantide" Sonzogno 1974

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Zeus non potrebbe sciogliere le reti 
di pietra che mi stringono. Ho scordato 
gli uomini che fui; seguo l'odiato 
sentiero di monotone pareti 
ch'è il mio destino. Dritte gallerie 
che si curvano in circoli segreti, 
passati che sian gli anni. Parapetti 
in cui l'uso dei giorni ha aperto crepe. 
Nella pallida polvere decifro 
orme temute. L'aria m'ha recato 
nei concavi crepuscoli un bramito 
o l'eco d'un bramito desolato. 
Nell'ombra un Altro so, di cui la sorte 
è stancare le lunghe solitudini 
che intessono e disfano questo Ade 
e bramare il mio sangue, la mia morte. 
Ciascuno cerca l'altro. Fosse almeno 
questo ultimo giorno dell'attesa. 
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Non ci sarà sortita. Tu sei dentro. 
e la fortezza è pari all'universo 
dove non è diritto né rovescio 
né muro esterno né segreto centro. 
non sperare che l'aspro tuo cammino 
che ciecamente si biforca in due, 
che ciecamente si biforca in due, 
abbia fine. E' di ferro il tuo destino, 
così il giudice. Non attender l'urto 
del toro umano la cui strana forma 
plurima colma d'orrore il groviglio 
dell'infinita pietra che si intreccia. 
Non esiste. Non aspettarti nulla. 
Neanche nel nero annotare la fiera.

Il Labirinto pag. 37, Il Labirinto pag. 39 da Elogio dell'Ombra 1971 Jorge Luis Borges ...ad ogni contatto con il labirinto borgesiano, sentiamo l'imminenza di una rivelazione...per poi perderla e ritrovarla....






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