Il vecchio Rovere



15 Ottobre 2011



Il  Rovere

Il vecchio rovere; la sua ferita, le viscere, il suo cuore: l'edera eroica, come vene aggrappate alla linfa della vita!


5 Settembre 1910

Ieri vagavo per la montagna conversando silenziosamente con gli alberi, ma è inutile che io fugga 
dagli uomini: li incontro ovunque; i miei alberi sono alberi umani. E non solo perché sono stati piantati e curati 
dagli uomini, ma anche per qualche cosa di più. Tutti questi alberi sono alberi addomesticati e domestici.
Sono diventato amico di un vecchio rovere. Se lo vedessi, Filippo,
se lo vedessi! Che eroe! Dev'essere molto vecchio! Ed è in parte morto. Pensa, morto in parte,
non morto completamente. 
Ha una profonda ferita che lascia vedere le sue viscere allo scoperto. E queste viscere sono vuote.
Mostra il cuore. Ma sappiamo, per le nostre sommarie nozioni di botanica, che il suo vero cuore 
non è questo; la linfa circola fra l'alburno del legno e la corteccia.
Però, come mi ha impressionato quell'ampia ferita con le sue labbra tondeggianti! L'aria vi entra
e ventila l'interno del rovere dove, se sopraggiungesse una tormenta, potrebbe rifugiarsi un viandante, o
dove potrebbe dimorare un anacoreta od un Diogene della selva. Però la linfa
corre tra la corteccia ed il legno e dona il succo della vita alle foglie che verdeggiano al sole:
verdeggiano fino a quando, gialle ed arse, turbineranno e si affolleranno al suolo, e marcite
ai piedi del vecchio eroe del bosco, fra le forti braccia delle radici, formeranno il mantello nutriente
che alimenterà le nuove foglie della futura primavera. E se tu vedessi le braccia delle sue radici
che immergono migliaia di dita sotto la terra!
Braccia che afferrano la terra come gli alti rami afferrano il cielo.
Passato l'autunno, il vecchio rovere rimarrà nudo e silenzioso, penserai tu; ed invece no, perché lo
abbraccia un'edera anch'essa eroica. Fra i più superficiali ceppi delle radici e sul tronco del rovere,
sono evidenti le robuste vene dell'edera che si arrampica sul vecchio albero e lo riveste con le sue foglie
d'un verde brillante e perenne. E quando le foglie del rovere si saranno lasciate cadere a terra, 
il vento sussurrerà canti invernali fra le foglie dell'edera. Ed anche se morto,
il rovere verdeggerà al sole, e forse uno sciame di api costruirà l'alveare in quell'ampia ferita del suo seno.
Non so per quale ragione, mio caro Filippo, mi pare che questo vecchio rovere cominci a farmi riconciliare con l'umanità. Inoltre perché non dovrei confessartelo? Da molto tempo non sento una stupidaggine!
E così, infine, non si può vivere. Ho timore che mi lascerò vincere.

pagg.450, 451 da Il Romanzo del Signor Sandalio, Miguel De Unamuno, "Romanzi e Drammi " Ed.Casini 1964




Natura e Luoghi, presenze costanti delle nostre quinte d’essere quotidiane; a ricordarci l’equilibrio instabile della vita e della morte.





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