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Sovvertimento dei Sensi - Stefan Zweig - Corbaccio 1932



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Da quella sera, in cui quest'uomo venerato mi aprì la sua anima, da quella sera, quarant'anni fa, tutto quello che i nostri romanzieri e poeti raccontano come straordinario, tutto quello che le commedie rappresentano sotto la maschera della tragedia, mi sembra infantile, mi sembra inutile. E' per comodità, per mancanza di coraggio o per avere un orizzonte troppo ristretto che essi tutti mostrano sempre e solo l'orlo superficiale della vita, dove i sensi operano alla chiara luce del giorno, apertamente e metodicamente, mentre giù in fondo, nei sotterranei, nelle caverne o cloache del cuore, s'agitano sinistramente fosforescenti le perigliose belve della passione, nel buio unendosi e dilaniandosi in ogni più fantastico accoppiamento?
Li spaventa il fiato caldo e struggitore degli istinti demoniaci, l'esalazione del sangue che brucia, temono di imbrattarsi le mani troppo delicate alle piaghe dell'umanità, oppure il loro occhio avezzo a una luce più blanda
 non trova la via per scendere gli sdrucciolosi gradini umidi di putredine?
Eppure per colui che ama sapere, non v'è piacere più grande che quello di conoscere l'occulto segreto,
non v'è brivido più potente di quello che accompagna il pericolo, e non v'è sofferenza più sacra di quella che non sa esprimersi per vergogna.
Qui però un uomo mi si apriva nella più assoluta nudità, si dilaniava il petto profondo, pronto a scoprire il suo cuore torturato, avvelenato, arso e marcito. Con selvaggia voluttà si martoriava flagellandosi con questa confessione repressa per anni ed anni. Solo colui che per tutta la vita ha provato la vergogna per tutta la vita s'è celato, s'è nascosto e abbassato, poteva scoppiare in uno sfogo così impressionantemente travolgente
com'egli nella spietata sua confessione. Quest'uomo scavava la sua vita pezzo per pezzo dal proprio petto,
e per la prima volta io, ragazzo, spinsi lo sguardo giù nei più profondi abissi del sentimento umano.
D'apprima la sua voce vagava incorporea nel buio, oscuro presentimento dell'emozione, vago accenno ai misteriosi fatti, eppure intuivo proprio dalla volontà che penosamente raffrenava questa passione, tutta la potenza che stava per scatenarsi, come in certe battute molto rallentate precedenti un ritmo assai accellerato s'indovina, si sente con ogni fibra il "furioso" che dovrà seguire.....


Capriccio audace del fatal destino,

Ancor dal chiaro giorno tu ci tenti

Verso gli abissi, verso il labirinto

Del cuore umano, oh sovversion dei sensi!

Dal dualismo nostro puoi salvarci

Tu solo nell'amplesso tuo mortale;

Svegli, ci difendiam contro la sorte,

Temendo vili la passion fatale.

Ardono sangue e spirito in scissa fiamma,

Solo il destin, velato in scuri anni,

Nella tempesta sua unir li sa.

Finchè ci conteniam non siamo veri:

Il lampo sol, che rosso in noi s'accende

Spirito in sangue e sangue in spirito fonde.


Biografia:




"Perché l'amore è una liaison tra un riflesso e il suo oggetto"
Iosif Brodskij Fondamenta degli incurabili pag.100


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